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Pane, quel dono da ricevere e donare.
padre Ermes Ronchi
Prese i pani, rese grazie,
li distribuì, quanti ne volevano. E mentre lo distribuiva, il pane non
veniva a mancare, e mentre passava di mano in mano, restava in ogni mano.
Preferirei non chiamarlo miracolo della moltiplicazione, ma miracolo
della distribuzione.
«Credo sia più facile moltiplicare il pane, che non distribuirlo. C'è tanto
di quel pane sulla terra che a condividerlo basterebbe per tutti» (Padre
Turoldo).
«Al mondo, il cristiano non fornisce pane; fornisce lievito» (M. de Unamuno).
All'umanità il cristiano non garantisce dei beni, ma un fermento particolare
per un pane di cui già abbonda la terra. È la forza che mosse quel ragazzo
che aveva cinque pani d'orzo e due pesciolini, che li mostra ad Andrea e
Andrea lo dice a Gesù, e Gesù li prende. E rende grazie: a Dio, origine di
ogni bene, ma certamente anche a quel ragazzino, capace di fornire il
lievito della moltiplicazione, capace lui del primo miracolo: dare tutto ciò
che aveva, fidarsi completamente, rischiare la propria fame. Il nostro
modello oggi è un ragazzo senza nome e senza volto, che dona ciò che ha per
vivere e innesca così la spirale prodigiosa della condivisione. Il problema
vero del nostro mondo non è la penuria di pane, ma la povertà di quel
lievito che ci chiama a fare, di tutto ciò che abbiamo, dei “sacramenti di
comunione”. Il problema vero del nostro mondo non è la penuria di pane, ma
la mancanza di quel fermento di Dio capace di sollevare la vita. Tre sono i
verbi di Gesù: prese, rese grazie, distribuì. Sono i verbi che fanno
della tua vita un vangelo.
L'uomo può solo prendere e ricevere - la vita, il creato, le persone,
i bocconi di pane -, può solo ringraziare e benedire per tutto, anche
per briciole che avanzano e sono sacre e vanno custodite, può solo donare.
Perché la vita è come il respiro, che non puoi trattenere per te o
accumulare; come una manna che per domani non dura. Allora: ricevi,
ringrazia, dona. Tu sei ricco solo di ciò che hai donato.
«E volevano farlo re». La folla è religiosa solo in apparenza: vuole
un Dio a disposizione, un fornitore di pane a buon mercato, uno che plachi
tutte le fatiche, i pianti, le paure che popolano il cuore. Ma Gesù ci guida
dalla fame di pane alla fame di Dio, il pane che Gesù distribuisce prefigura
il suo corpo dato per noi, principio della nostra vita. Non vuole regnare su
nessuno, ma porre vita nelle nostre mani. La sua. Noi siamo fatti per la
felicità, ma in questa corsa della vita, in questa furia di vivere che ci
prende tutti, non ci preoccupiamo di moltiplicare dentro di noi le sorgenti
interiori che sole danno la felicità. Per questo oggi chiedo al Signore che
doni il pane a chi ha fame, ma che accenda fame di Lui, fame di cose grandi,
in chi è sazio di solo pane. |