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PER
STARE BENE L’UOMO DEVE DARE
P. Ermes Ronchi (Avvenire 10/12/09)
«Esulterà, si rallegrerà,
griderà di gioia per te, come nei giorni di festa».
Nelle parole del profeta, Dio danza di gioia per l'uomo. Sofonia racconta un
Dio felice il cui grido di festa attraversa questo tempo d'avvento e ogni
tempo dell'uomo e ripete, a me, a te, ad ogni creatura: «tu mi fai felice».
Tu, festa di Dio. Dio seduce proprio perché parla il linguaggio della gioia,
perché «il problema della vita coincide con quello della felicità» (Nietzsche).
Mai nella Bibbia Dio aveva gridato. Aveva parlato, sussurrato, tuonato,
aveva la voce dei sogni; solo qui, solo per amore Dio grida. Non per
minacciare, solo per amare.
Mentre il profeta intuisce la danza dei cieli e intona il canto dell'amore
felice, il Battista risponde alla domanda più feriale, che sa di mani e di
fatica e incide nei giorni: «cosa dobbiamo fare?». E l'uomo che non
possiede nemmeno una veste degna di questo nome, risponde: «chi ha due
vestiti ne dia uno a chi non ce l'ha». Colui che si nutre del nulla che
offre il deserto, cavallette e miele selvatico, risponde: «chi ha da
mangiare ne dia a chi non ne ha». Nell'ingranaggio del mondo Giovanni
getta un verbo forte, «dare». Il primo verbo di un futuro nuovo. In
tutto il Vangelo il verbo amare si traduce con il verbo dare
(“non c'è amore più grande che dare la vita….chiunque avrà dato anche solo
un bicchiere d'acqua fresca…. c'è più gioia nel dare che nel ricevere”).
È legge della vita: per stare bene l'uomo deve dare. Vengono pubblicani e
soldati, pilastri del potere: «e noi che cosa faremo?».
«Non prendete, non estorcete nulla, non accumulate».
Tre risposte per un programma unico: tessere il mondo della fraternità,
costruire una terra da cui salga giustizia. Il profeta sa che Dio si
trasmette attraverso un atteggiamento di rispetto e di venerazione verso
tutti gli uomini, e si trasmette come energia liberatrice dalle ombre della
paura che invecchiano il cuore. L'amore rinnova (Sofonia), la paura
invecchia il cuore.
«E io, che cosa devo fare?». Non di grandi profeti abbiamo bisogno ma di
tanti piccoli profeti, che là dove sono chiamati a vivere, anche non visti,
giorno per giorno, siano generosi di giustizia, di pace, di onestà, che
sappiano dialogare con l'essenza dell'uomo, portando se non la Parola di Dio
almeno il suo respiro alto dentro le cose di ogni giorno. Allora, a
cominciare da te, si riprende a tessere il tessuto buono del mondo. |