|
Assomigliare a Gesù nel quotidiano
Ermes Ronchi (Avvenire 03/03/11)
IX Domenica del Tempo
Ordinario - Anno A
«Non chiunque mi
dice: -Signore, Signore-, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la
volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno:
Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome
non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse
compiuto molti prodigi? Ma allora io dichiarerò loro: -Non vi ho mai
conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l'iniquità!-. Perciò
chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un
uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia [...]».
La gente ascoltava Gesù e
capiva. Capiva che per entrare nel suo sogno (il regno dei cieli è il mondo
come lui lo sogna) non servivano lunghe preghiere, né le formule esatte dei
dottori in teologia.
Capiva che bastava percorrere una strada più libera e viva: fare la
volontà del Padre.
Volontà di Dio è la mia impotenza avvolta dalla sua onnipotenza, che nessun
uomo sia solo, che ognuno fiorisca a immagine di Dio, che abbia compagni
d'amicizia e di festa, che sia creativo, libero e ostinato nell'amore.
Signore, abbiamo profetato nel tuo nome, scacciato demòni, compiuto prodigi.
Ma io dirò loro: Non vi ho mai conosciuti. Voi non potete entrare.
Non entrano quelli che si vantano dei loro meriti, che si giustificano da
sé, così indaffarati nel fare, da aver dimenticato l'essenziale.
L'essenziale è dentro queste parole: non vi conosco. Dio cerca in me
ciò che ben conosce: un riflesso almeno del suo amore. Conoscere
nella Bibbia è un verbo carico di potenza e di intimità, vuol dire
incontrare, toccare, stringere, evoca l'incontro dell'uomo e della donna
quando si amano e generano vita.
Non vi conosco:
avete proclamato Cristo, avete venerato Dio, ma è rimasto esterno a voi, non
c'è stato quel combaciare profondo, quello «stringiti in me, stringimi in
te» (Testori), l'osmosi, lo scambio di vita. Quanta gente straordinaria è
lasciata fuori: profeti, esorcisti, taumaturghi! Ma il Vangelo non chiede
cose eccezionali. Noi diciamo: beati i profeti. Lui ha detto: beati i
poveri. Noi: beati quelli che fanno miracoli; Lui: beati quelli che fanno
misericordia. Non nello straordinario, ma nel quotidiano noi assomigliamo a
Cristo, in un bicchiere d'acqua fresca offerto, in un pezzo di strada fatto
con chi ha paura, in una lacrima asciugata. In gesti come quelli di Gesù:
quante volte si ferma, solo perché qualcuno lo chiama. Si ferma e si gira,
non lo vediamo mai progettare grandi opere, ma ascoltare, imporre le mani,
toccare occhi, orecchi, labbra, spezzare il pane, entrare nelle case, sedere
a mensa. Vale per noi tutti: meno opere e più gesti.
E poi c'è il terzo momento del Vangelo: la parabola delle due case. Una
fondata sulla roccia, l'altra sulla sabbia. Chi non costruisce le sue
relazioni sull'amore, costruisce sul nulla. Chi edifica sull'amore non avrà
una vita più facile, una famiglia senza problemi: strariperanno fiumi,
soffieranno venti per gli uni e per gli altri. Non una vita semplificata, ma
una esistenza nella consistenza, con più gioia, con radici salde, che
combaciano con la roccia, una debolezza ma avvolta d'onnipotenza.
(Letture: Deuteronomio
11,18.26-28.32; Salmo 30; Romani 3,21-25a.28; Matteo 7,21-27) |