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 1 Domenica di Quaresima A - 13 marzo 2011
Don Nando Bonati

[1]]      IL MIDRASH di MATTEO

             Lo storico ebreo Giuseppe Flavio racconta che uomini fanatici sobillavano il popolo invitandolo a recarsi nel deserto perché là Dio avrebbe ripetuto il prodigio della manna, o a recarsi sulla spianata del tempio dove Dio sarebbe prodigiosamente disceso dal cielo, e assicuravano che il Messia avrebbe assunto la sovranità sul mondo intero.

            Matteo conosceva questo scritto? In tutti i modi questo testo ha dentro il dubbio, la domanda che da Adamo ed Eva in poi percorre tutta la storia della relazione uomo-Dio: attenersi alla parola di Dio o attenersi alle proprie attese? Questa è la radice della prova-tentazione.

             Prima tentazione: «Se sei Figlio di Dio dì a questi sassi che diventino pane». Non si tratta semplicemente di soddisfare la fame, ma di usare la potenza di Dio a proprio vantaggio. Gesù più tardi moltiplicherà i pani, ma per la folla, non per sé. Egli non ha mai sfruttato la sua condizione di Figlio di Dio a proprio vantaggio, come riconosceranno - sia pure ironicamente - i notabili e i soldati sotto la Croce: «Ha salvato altri, salvi se stesso se davvero è il Messia».
            Seconda tentazione: «Se sei Figlio di Dio buttati giù». Buttarsi dal tempio può apparire un gesto che manifesta la grandiosità della potenza di Dio: un gesto che rivela la sua gloria. Certo soddisfa il discepolo, che in tal modo può vantarsi della potenza del proprio Dio. Ma nulla, o ben poco, dice dell'identità del vero Dio, che è amore. Buttarsi dal tempio è spettacolo, non rivelazione.
            Terza tentazione: Satana «Gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e disse: se ti prostrerai davanti a me sarà tutto tuo». È la via del potere, inteso come volontà di dominio che si impone con la forza: una via per molti efficace e risolutiva, tanto da tentare anche spiriti religiosi. In questa terza proposta del tentatore è da notare l'insistenza sull'universalità: «tutti i regni... tutte queste cose». I regni della terra non appartengono a satana. Ma la loro arroganza sì.  

[2]       SATANA, CHI E’ COSTUI?

             In lingua greca viene chiamato diabolos, colui che divide; in lingua ebraica è chiamato, appunto, satana. Gesù ha incontrato molti diabolos-satana nella sua vita: persone o situazioni che significavano per lui proposta alternativa alla Parola: Pietro, i parenti, i genitori, gli apostoli, Giovanni Battista… Persone estremamente concrete, visibili, toccabili. L’atteggiamento di Gesù rimane sempre identico a quello raccontato da Matteo.

             Propongo una carrellata di diabolos-satana:
 
* Pietro tento' di allontanarlo dal cammino della Croce: "Non sia mai vero, Signore; questo non t'avverrà mai!" (Mt 16,22). E Gesù: “Dietro a me, satana!”.

* I parenti, per primi, volevano portalo a casa. Pensavano che lui fosse impazzito (Mc 3,21), ma ascoltarono le parole dure che sembravano una rottura (Mc 3,33). Quando poi Gesù ricevette fama, volevano che lui si mostrasse di più in pubblico e stesse a Gerusalemme, il capoluogo (Gv 7,3-4). Ancora una volta, Gesù rispose mostrando che vi era una differenza radicale tra la sua proposta e la loro (Gv 7,6-7).

* I suoi genitori si lamentavano: "Figlio, perché ci hai fatto questo?" (Lc 2,48). Ed ebbero come risposta: "Perché mi cercavate? Non sapete che io devo attendere a ciò che riguarda il Padre mio?" (Lc 2,49).

* Gli apostoli contenti della pubblicità che Gesù aveva acquistato in mezzo al popolo volevano che lui si volgesse loro: "Tutti ti cercano!" (Mc 1,37). Ma ricevettero un rifiuto: "Andiamo altrove, per i villaggi e le città vicine, affinché predichi anche là; poiché per questo io son venuto!" (Mc 1,38).
* Giovanni Battista voleva forzare Gesù ad essere un "messia giudice severo" (Lc 3,9; Mt 3,7-12; Mt 11,3). Gesù rimandò Giovanni alle profezie perché le mettesse a confronto con i fatti: "Andate a riferire a Giovanni ciò che udite e vedete!" (Mt 11,4-6 e Is 29,18-19; 35,5-6; 61,1).
* Il popolo, vedendo il segno della moltiplicazione dei pani nel deserto, concluse: "Questi è certamente il profeta che deve apparire sulla terra!" (Gv 6,14). Loro si organizzarono per forzare Gesù ad essere il "messia re" (Gv 6,15), ma Gesù si rifugio' nella montagna per stare con il Padre nella solitudine.

* Nell'ora della prigione, l'ora delle tenebre (Lc 22,53), appare la tentazione di essere il "messia guerriero". Ma Gesù dice: "Riponi la tua spada al suo posto!" (Mt 26,52) e "Pregate per non cadere in tentazione" (Lc 22,40.46).

             Gesù era orientato dalla Parola di Dio e in essa trovava luce e nutrimento. È soprattutto la profezia del Servo, annunziata da Isaia (Is 42,1-9; 49,1-6; 50,3-9; 52,13-53,12), che lo anima e gli da il coraggio di proseguire. Nel battesimo e nella trasfigurazione lui riceve dal Padre la conferma del suo cammino, la sua missione. La voce dal cielo ripete le parole con cui la profezia di Isaia presenta il Servo di Jahvè al popolo: "Questo è il mio Figlio diletto: ascoltatelo!" (Mc 1,11; 9,6)
Gesù definì la sua missione con queste parole: "Il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito ma per servire a dare la sua vita per la redenzione di molti!" (Mt 20,28; Mc 10,45). È la lezione che imparò da sua madre, poiché lei aveva detto all'angelo: "Ecco l'ancella del Signore; si faccia di me secondo la tua parola!" (Lc 1,38). Orientandosi sulla Parola di Dio per approfondire la coscienza della sua missione e cercando forza nella preghiera, Gesù ha affrontato le tentazioni.  

[3]       «SE...»: LA RADICE DELLA TENTAZIONE - Gesù Figlio nella debolezza

             «Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto»: è il solenne inizio del quarto capitolo del Vangelo di Matteo; poi «Se... se... se...». Qui sta la tentazione: nel dubbio, nell'insinuare qualcosa di diverso da quanto sta scritto. La tentazione biblica si gioca sulla Parola, su qualcosa che sta scritto. La tentazione ha la sua radice nella Parola di Dio. Gesù non fa eccezione: proprio a partire dalla Parola di Dio si vorrebbe insinuare un'altra ipotesi del suo essere Figlio di Dio. Gesù è tentato non "nonostante" fosse Figlio; proprio perchè è Figlio, proprio perché è guidato dallo Spirito, attraversa la tentazione. La tentazione diventa allora elemento rivelativo: ci permette di capire chi è Gesù: è lo Spirito, infatti, che rivela le cose nascoste.

             In cosa consiste la tentazione?
           
Il testo dice che Gesù è tentato nella sua umanità. Gesù è Figlio nella debolezza e la debolezza è la condizione della tentabilità. La condizione umana risulta proprio da questa possibilità di essere tentato. La tentazione è il voler rifiutare la limitatezza del proprio corpo, dello spazio, del tempo; è il voler rifiutare l'economia creazionale. E' pensare che il Figlio possa saltare la morte senza andarci dentro. La tentazione consiste nel fare di ogni nostro rapporto un consumo; consiste nell'invitarti a vivere il tuo rapporto con la realtà, con le persone non come comunione ma come consumo: se puoi, approfitta dell'occasione! Se poi sei  Figlio di Dio, e di occasioni ne hai tante...!!!

             Quando Gesù ha fatto esperienza della tentazione?
            Gesù ha fatto esperienza della «tentabilità» in tutta la sua vita (quaranta è una cifra simbolica: sta ad indicare un tempo di prova, di passaggio...). Con il passare degli anni, poi, questa realtà è divenuta sempre più drammatica (come per ogni uomo!) fino al grido della croce e al successivo sfociare nell' obbedienza fiduciosa e filiale a Dio Padre.  Sul racconto delle tentazioni si staglia il dubbio della croce; un dubbio che ha attraversato tutta la vita di Cristo (a meno che diciamo che il Vangelo è una finzione scritta per farci essere più bravi).

            Come Gesù esce dalla tentazione?
           
Gesù esce dalla tentazione come ha fatto sulla croce: mettendosi in una situazione di obbedienza filiale con Dio, attraverso un rapporto obbediente con la Parola. Non che la Parola risolva i problemi. Siamo tutti capaci di fare citazioni bibliche, anche il satana sa farne! E' la Parola scritta che Gesù comprende come «Parola per sè»: è lui che si sente chiamato alla conversione. Non la vede rivolta agli altri; non cita la Parola perchè gli altri, osservandola,  riservino a lui un servizio.

             Come usciamo dalla tentazione?
           
Come Gesù. Quando la Parola non ci aiuta ad assumere la nostra verità è una parola satanica: perchè ci stacca da Dio, perchè ci fa credere che l'altro deve convertirsi, non «io»! Quindi la tentazione si vince accettando i propri limiti senza volerli superare in una via di inorgoglimento o di consumo (vedi ancora il testo di Genesi), ma riscoprendo la propria relazione filiale con  il Padre, con i fratelli. Il satana non chiede cose cattive, anzi, chiede tutto quanto noi vorremmo chiedere a Dio!!!

             Ho capito quale è la tentazione di fondo che percorre tutta la mia vita?