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 DIECI CONSIGLI PER VIVERE LA RELIGIONE
Frei Betto (da KOINONIA, febbraio 2011)[1] 

1.      Stai in contatto. Evita il solipsismo, l'individualismo, la solitudine pericolosa. Stai in contatto con la parte più profonda di te stesso, dove si coltivano i beni infiniti: con la natura, della quale noi tutti siamo espressione e coscienza; col prossimo, da cui inevitabilmente dipendiamo; con Dio che ci ama incondizio­natamente. Questa è religione, re-ligare (= legare, vincolare).

2.      Tieni presente che le religioni sono sorte nella storia dell'umanità da circa ottomila anni, ma la spiritualità è tanto antica quanto la stessa umanità. Essa è il fondamento di ogni religione, come l'amore lo è della famiglia. Cerca di perfezionare la tua spiritualità nella religione. Diffida della religione che non coltiva la spiritualità e dà la priorità ai dogmi, ai precetti, ai comandamenti, alle gerarchie e alle leggi.

3.      Verifica se la tua religione è concentrata nel più grande dono di Dio: la vita. Una religione fondata sull'autorità, sulla dottrina, sull'idea di peccato, sulla predestinazione è oppio del popolo. "Sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza", dice Gesù (Gv 10,10). Per questo la religione non può restare indifferente a tutto ciò che impedisce o minaccia la vita: op­pressione, esclusione, sottomissione, discriminazione, disprezzo per chi non abbraccia la stessa fede.

4.      Unisciti ad una comunità religiosa impegnata nel perfezionamento della spi­ritualità. La religione è comunione. Imprimi alla tua comunità un carattere sociale: lotta alla miseria, solidarietà con i poveri e le vittime dell' ingiustizia, difesa intransigente della vita, denuncia delle strutture di morte, annuncio di "un altro mondo possibile", più giusto e libero, nel quale tutti possano vivere con dignità e felicità.

5.      Interiorizza la tua esperienza religiosa. Trasforma il tuo credere nel tuo ope­rare. Riduci le contraddizioni tra orazione e azione. Fai agli altri quello che vuoi facciano a te. Ama come Dio ci ama: incondizionatamente.

6.      Prega. Una religione senza orazione è come un banchetto senza vivande. Riservati un momento della tua giornata per incontrarti con Dio nell'intimo di te stesso. Medita. Permetti allo Spirito divino di ripulire il tuo spirito, sciogliere i tuoi legami interiori, di allargare la tua capacità di amare.

7.      Sii tollerante con le altre religioni, come vorresti che lo fossero con la tua. Liberati da ogni tendenza fondamentalista di chi si crede padrone della verità e autentico interprete della volontà di Dio. Cerca di dialogare con chi manifesta convinzioni diverse dalla tua. Chi ama non è intollerante.

8.      Ricordati: Dio non ha religione. Siamo noi che, istituzionalizzando le differenti esperienze spirituali, creiamo le religioni. Tutte esse formano una parte di questo mondo nel quale viviamo e mantengono con esso una relazione intrinseca. Ogni religione, nella società in cui è inserita, svolge un ruolo politico sia legittimando le ingiustizie, mantenendosi indifferente di fronte ad esse, sia denunciandole profeticamente in nome del principio che tutti siamo figli e figlie di Dio. Pertanto abbiamo il diritto di fare dell'umanità una famiglia.

9.      L'albero si riconosce dai suoi frutti. Controlla se la tua religione è amorevole o intollerante, seminatrice di benedizioni o messaggera dell' inferno, a servizio del progetto di Dio nella storia umana o del potere del denaro.

10.  Dio è amore. La religione che non conduce all'amore non è cosa di Dio. E’ più importante amare che avere fede, abbracciare una religione o frequentare i templi. "Anche se avessi una fede capace di spostare le montagne ma non avessi l'amore a nulla mi servirebbe", dice l'apostolo Paolo (l Corinti 13,2). Vale più un ateo che ama che un credente che odia, discrimina e opprime. L'amore è la radice e il frutto di ogni vera religione; e l'esperienza di Dio è la radice di ogni autentica fede.


[1] Frei Betto,  religioso domenicano, è un teologo, scrittore e politico brasiliano. Come scrittore è stato insignito del premio Jabuti e ha pubblicato 52 volumi. Viene considerato uno degli esponenti della teologia della liberazione. Frei Betto, assieme al confratello Frei Tito, fu imprigionato e torturato nel 1969 dalla dittatura militare brasiliana per il suo impegno politico.