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ACCADE IL REGNO DI DIO QUANDO...
di  Don Angelo Casati

Anche quest'anno mi hanno profondamente colpito le parole di questo anonimo discepolo del profeta Isaia che aprono la liturgia della domenica. Mi hanno colpito per la carica di sovversione che le abita, evocano orizzonti altri, diversi, molto diversi dagli orizzonti a cui ci siamo abituati: di qui una sorta di spaesamento, quasi disegnassero un altro Paese. Si parla, nel brano, di denaro. La massima della nostra società è che "senza denaro non si fa niente, non si ha niente o, peggio ancora, non si è niente".

Ed ecco l'invito del profeta a nome di Dio: "O voi tutti assetati, venite all'acqua, chi non ha denaro venga ugualmente; comprate e mangiate senza denaro". Senza denaro. Quasi a ricordarci che i diritti essenziali, primordiali, non possono essere connessi al denaro che uno ha o non ha. E poi, nella lettura, un interrogativo che ancora brucia le nostre coscienze, di un'attualità sconvolgente: "Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro patrimonio per ciò che non sazia?".  Pensate a tutto il capitolo delle spese inutili; un'economia che si regge sulle cose inutili. Se non sbaglio, questo invito a non spendere un patrimonio per ciò che non sazia non è un invito a contrapporre le esigenze dello spirito alle esigenze del corpo, come se queste ultime fossero da cancellare. Spendere il denaro per il pane rientra in ciò che è giusto. Non è forse vero che Gesù, nella preghiera essenziale, ci ha invitati a chiedere il pane, quello che serve per il giorno? L'invito invece è a non chiudere l'orizzonte della vita nelle cose, a non farne un assoluto. A cui tutto sacrificare.  Dentro questo orizzonte più ampio va cercato anche il pane. Gesù si preoccupa anche del pane. E dei pesci. È il significato del miracolo narrato dal Vangelo, dove, fin dalle prime battute, emerge l'attenzione di Gesù, la sua compassione. Insegnamento vero dell'episodio è la compassione. Questa è la lezione per i discepoli, che dicono cose giuste, sono abilissimi come noi d'altronde nel fare le indagini, le inchieste sociologiche. "Il luogo è deserto" dicono, ed è vero. "È ormai tardi" dicono, ed è vero. "Non abbiamo che cinque pani e due pesci", dicono; ed è vero. I rilievi sono perfetti, un'indagine corretta, ma un'indagine senza compassione, dove non si vede più il volto delle persone: uomini e donne, anziani e bambini che, digiuni, verrebbero meno per strada, lungo la strada della vita.

Accade il Regno di Dio, accade già oggi in qualche misura in mezzo a noi, quando non siamo fermi alle indagini, ai rilievi critici, quando il cuore ospita dentro di sé la compassione di Dio. Accade il Regno di Dio vorrei aggiungere quando la compassione non è parziale: o solo per il corpo, o solo per lo spirito. Gesù non è uno che predica senza chiedersi nel cuore da dove vengono quegli uomini, quelle donne che ha davanti agli occhi, da quante ore di cammino, da quanta stanchezza, da quante attese e da quante delusioni… e dove vanno una volta finita la predica.

Me lo chiedo, a volte, e con un po' di paura: non sarà che accada poco il Regno di Dio nelle nostre assemblee liturgiche, perché prendiamo poco sul serio le persone, ci preoccupiamo poco o troppo poco da dove vengono e dove vanno, da quali problemi vengono e in quali problemi vanno?

E da ultimo vorrei aggiungere: accade il Regno di Dio quando riconosciamo la nostra povertà cinque pani e due pesci ma quel poco che siamo, quel poco che abbiamo lo mettiamo nelle mani di Dio e avviene la moltiplicazione. Ma non sarà che noi oggi vogliamo moltiplicare, ma senza dare? E non sarà che il nostro problema sta diventando solo quello della moltiplicazione dei beni è anche questo ed è problema serio ma non lo coniughiamo con la divisione dei beni? "Distribuirono alla folla. Tutti mangiarono": accadeva il Regno di Dio. Perché si condivideva.