libri |
|
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- |
|
I nostri padri
non hanno studiato la storia della salvezza. Loro han fatto sì che la loro
storia fosse storia della salvezza. Oggi noi la studiamo perché vogliamo che
la nostra storia sia di salvezza per tutti quelli e quelle che credono alla
vita. Vai tu, io ti mando... Come io, anche voi... Cercare nelle
contraddizioni della storia di ieri la memoria del Dio dei piccoli è uno
stimolo a cercarlo e a trovarlo sempre presente nella nostra storia. Se la
Parola non diviene storia non serve a niente. La vera ermeneutica è la
profezia. È saper cercare insieme le risposte alle tre domande centrali
della fede: chi è il nostro Dio? Dov’è il nostro Dio? Che cosa vuol da noi
oggi il nostro Dio. Conoscere come le nostre madri e i nostri padri hanno
saputo rispondere ci aiuta a trovare le nostre risposte. E ci aiuta anche
sapere come i grandi, i potenti hanno cercato di farci credere alle loro
risposte, quasi sempre false che, invece di salvezza, erano portatrici di
dominazione, di sfruttamento, di morte. Perché anche oggi succede la stessa
cosa. Questo libro vuol aiutare a discernere quali sono state le risposte
che i piccoli e i poveri, le donne, gli esclusi hanno saputo dare. È bello,
per esempio, sapere che le più importanti pagine di teologia le hanno
scritte le donne. Da loro abbiamo saputo grandi cose: da Agar abbiamo capito
che Dio ascolta sempre il pianto del piccolo, da Debora abbiamo saputo che
grandi sono le giustizie di Dio quando ci mettiamo insieme per difendere la
vita. Anna ci ha fatto scoprire che i poveri e gli affamati sono i
protagonisti della storia. La profetessa Culda ci ha detto che il tempio e
il palazzo non salvano nessuno. Le donne esiliate in Babilonia ci hanno
parlato del Dio unico, creatore, madre e padre di tutti i poveri. La madre
dei Maccabei ci ha condotto alla certezza della risurrezione. Maria ha
svelato a Gesù e a noi il volto misericordioso di un Dio che sempre fa
giustizia ai suoi poveri... Ecco cosa voglio dire in questo libro: come è
avvenuto il cammino storico della fede, sul quale oggi stiamo camminando
anche noi, fedeli al Dio dei poveri e fedeli ai poveri di Dio.
CRISTIANI NELLA SOCIETA' BUR Rizzoli 2007 € 9,30 Difficile trovare oggi pagine che sposino con credibilità un respiro biblico e uno sguardo sul mondo. Il saggio del priore del monastero di Bose ha colpito ancora, con la consueta affidabilità biblica e credibile riferimento alla vita quotidiana. C'è bisogno, oggi, di identità, ma non di quelle che separano, di quelle nate per andare contro gli altri. E la domanda <<Chi è il cristiano?>> diventa suggestivo percorso del primato della fede e dell'amore come opera della fede. E i cristiani entrano nella storia non da <<crociati>> ma da <<segnati dalla croce>>, da credenti nel crocifisso; quindi portati davanti alla croce per essere giudicati e riconciliati. E poi potranno andare nel mondo senza arroganza nè presunzione, anche facendosi "con-pani" (compagni) con i maledetti; a questo sono abilitati perchè plasmati dal magistero silenzioso dell'Eucaristia. I cristiani camminano nella fede come si cammina dentro un <<senso della vita>>; la fede si misura sulla bellezza della vita che suscita. E lo fanno restando coscienti che le fede e incredulità coabitano sempre nel credente perchè fede e ricerca non si escludono. Ma la fede è la miglior terapia anti-idolatrica, anche contro un dio privo di Dio, un dio a portata di mano e di bocca, un dio facile. L'esperienza religiosa, infatti, non è automaticamente esperienza di fede e il moltiplicarsi di gesti rituali o di aggregazioni nel nome di Dio non sono necessariamente indizi di fede. Insomma: la fede resta enigma, incredulità, tentazione, appello. Soprattutto relazione che ci apre alle relazioni. Abbiamo bisogno di capire che ci azzecca l'Eucaristia domenicale con la città che abitiamo. I cristiani eucaristici saranno capaci di dare alla città pace e bene, nella intercessione e nella solidarietà attiva e nella compagnia affettuosa e feconda. Credetemi. Una vita buona e
bella, passata da Gesù ai suoi discepoli. 24-01-09 | chiudi la finestra |stampa |
Antonio
Bello <<Cenere in testa e acqua sui piedi. Tra questi due riti si snoda la strada della quaresima. Una strada apparentemente, poco meno di due metri. Ma in verità, molto più lunga e faticosa. Perchè si tratta di partire dalla propria testa per arrivare ai piedi degli altri. Sono le due grandi prediche che la Chiesa affida alla cenere e all'acqua, più che alle parole>>: così l'indimenticabile Mons. Tonino Bello descrive il breve tratto del nostro cammino quaresimale. Breve nello spazio, ma lungo nel cammino: il rito penitenziale del mercoledì delle ceneri non ha un valore se non finalizzato al triduo Pasquale, là dove, al Giovedì Santo, la carezza del Signore arriva fino ai miei piedi. Non tanto per "lavarli", ma per "guarirli", perchè possa alzarmi in piedi e camminare verso di Lui e verso i fratelli. E' così che Mons. Tonino Bello in poche pagine di rara bellezza contemplante, descrive la guarigione dei miei piedi nella carezza dei piedi di Pietro, Giuda, Giovanni, Bartolomeo. Per farci arrivare ai piedi del Risorto e degli altri. Squisite 32 pagine di sapore evangelico. Ne basterebbe una al giorno per gustare un cammino quaresimale "tra cenere e acqua". (Don Augusto)
Il termine italiano CASA, in
lingua ebraica si dice
Questo
pastore continua, dal suo ritiro orante di Gerusalemme, a far dono della sua
sapienza biblica a quanti si predispongono all'ascolto: testi sovente
pubblicati da editori «laici» che colgono anche in opere più ecclesiali -
come corsi biblici o di esercizi spirituali - una ricchezza di senso che va
al di là di qualsiasi barriera o steccato. Il cardinale istituì a Milano
una «Cattedra dei non credenti», attraverso la quale invitava i cristiani
ad aprirsi alla sapienza delle genti, ma si mostrò a sua volta maestro
anche per i non credenti, con un insegnamento autorevole senza essere «cattedratico».
È ancora possibile una chiesa che sia presidio di autentico umanesimo, spazio di dialogo e di recupero di principI condivisi, luogo di confronto tra etiche e atteggiamenti individuali e sociali diversi? E la laicità dello stato sa essere l'ambito in cui tutti, anche gli stranieri, si possono sentire accolti, capiti e rispettati nella loro diversità di cultura e religione? Una grande sfida attende oggi la nostra società complessa: la quotidiana lotta contro il ritorno della barbarie e la scomparsa di principi condivisi e fecondi di senso. Queste riflessioni accolgono gli stimoli che vengono da eventi ordinari, ma vorrebbero aiutare a «pensare in grande», a cogliere nel frammento qualcosa del tutto, a ridare dignità e ampiezza di visione a prospettive troppo spesso tentate di ripiegarsi su un angusto cortile.
|