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ISTANTI D’ETERNITA’

Emmanuelle-Marie

Odile Van Deth si fa suora di clausura prendendo il nuovo nome Emmanuelle-Marie.

Dopo 37 anni esce  dalla clausura verso il «convento della strada» e in questo libro mette a nudo il proprio percorso di interiorizzazione della Parola di Dio.

Istanti d'eternità è un atto coraggioso di disvelamento di sé, un libro liberatorio: “Per compiere il bene, bisogna star bene”.

E’ un libro di introspezione, colmo di sapienza biblica.

Emmanuelle-Marie legge e contempla la Bibbia in ebraico dopo approfonditi studi, e ci dona pagine inedite e intriganti su Dio, gli esclusi, il male, il perdono, le beatitudini.  

Già in La pazienza dell'istante e in Dilatare la vita l'autrice aveva spiegato perché si era fatta religiosa di clausura, perché aveva vissuto con i ragazzi tatuati che fumano lo spinello o malati di Aids del Gruppo Abele, e perché, dopo tanti anni di clausura, aveva deciso di tornare di nuovo laica. Ma qui il coraggio di guardarsi dentro la porta a un livello di consapevolezza mai raggiunto prima. Emmanuelle-Odile accetta tutti i cambiamenti che la vita le ha offerto e proclama con forza ancora una volta che Dio è stato ed è il centro di tutta la sua vita. Appunto: l’Eterno nell’istante. Un ossimoro, come lo è tutto il Vangelo.

 

Libro di sole 116 pagine, un tascabile accessibile anche nel costo (€ 8,00) edito da Edizioni Messaggero di Sant’Antonio – Padova.
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Sandro Gallazzi
Piccola guida alla Bibbia
(
Ed. EMI - € 13,00 pagg.214).
Maria Chiara Rioli intervista l'autore, biblista che vive e insegna a Macapà in Brasile, lavora nella Commissione Pastorale della Terra ed è membro del Movimento biblico latino-americano.

I nostri padri non hanno studiato la storia della salvezza. Loro han fatto sì che la loro storia fosse storia della salvezza. Oggi noi la studiamo perché vogliamo che la nostra storia sia di salvezza per tutti quelli e quelle che credono alla vita. Vai tu, io ti mando... Come io, anche voi... Cercare nelle contraddizioni della storia di ieri la memoria del Dio dei piccoli è uno stimolo a cercarlo e a trovarlo sempre presente nella nostra storia. Se la Parola non diviene storia non serve a niente. La vera ermeneutica è la profezia. È saper cercare insieme le risposte alle tre domande centrali della fede: chi è il nostro Dio? Dov’è il nostro Dio? Che cosa vuol da noi oggi il nostro Dio. Conoscere come le nostre madri e i nostri padri hanno saputo rispondere ci aiuta a trovare le nostre risposte. E ci aiuta anche sapere come i grandi, i potenti hanno cercato di farci credere alle loro risposte, quasi sempre false che, invece di salvezza, erano portatrici di dominazione, di sfruttamento, di morte. Perché anche oggi succede la stessa cosa. Questo libro vuol aiutare a discernere quali sono state le risposte che i piccoli e i poveri, le donne, gli esclusi hanno saputo dare. È bello, per esempio, sapere che le più importanti pagine di teologia le hanno scritte le donne. Da loro abbiamo saputo grandi cose: da Agar abbiamo capito che Dio ascolta sempre il pianto del piccolo, da Debora abbiamo saputo che grandi sono le giustizie di Dio quando ci mettiamo insieme per difendere la vita. Anna ci ha fatto scoprire che i poveri e gli affamati sono i protagonisti della storia. La profetessa Culda ci ha detto che il tempio e il palazzo non salvano nessuno. Le donne esiliate in Babilonia ci hanno parlato del Dio unico, creatore, madre e padre di tutti i poveri. La madre dei Maccabei ci ha condotto alla certezza della risurrezione. Maria ha svelato a Gesù e a noi il volto misericordioso di un Dio che sempre fa giustizia ai suoi poveri... Ecco cosa voglio dire in questo libro: come è avvenuto il cammino storico della fede, sul quale oggi stiamo camminando anche noi, fedeli al Dio dei poveri e fedeli ai poveri di Dio.
L’occasione concreta del libro me l’ha data il corso di Storia di Israele che dovevo dare in una facoltà teologica. Questo mi ha spinto a organizzare e a sistematizzare le informazioni. Ma i veri destinatari sono le persone che animano le comunità di base, i catechisti, i gruppi di giovani, gli operatori di pastorale, i nostri leaders comunitari con i quali lavoro da trentasei anni. Mi son detto: se serve a loro potrà servire anche agli studenti e agli studiosi. E, siccome la reciproca non è vera, ho scritto perché il libro lo capissero i piccoli. Spero di esserci riuscito.
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Enzo Bianchi

CRISTIANI NELLA SOCIETA'

BUR Rizzoli 2007

€ 9,30

Difficile trovare oggi pagine che sposino con credibilità un respiro biblico e uno sguardo sul mondo. Il saggio del priore del monastero di Bose ha colpito ancora, con la consueta affidabilità biblica e credibile riferimento alla vita quotidiana.

C'è bisogno, oggi, di identità, ma non di quelle che separano, di quelle nate per andare contro gli altri. E la domanda <<Chi è il cristiano?>> diventa suggestivo percorso del primato della fede e dell'amore come opera della fede.

E i cristiani entrano nella storia non da <<crociati>> ma da <<segnati dalla croce>>, da credenti nel crocifisso; quindi portati davanti alla croce per essere giudicati e riconciliati. E poi potranno andare nel mondo senza arroganza nè presunzione, anche facendosi "con-pani" (compagni) con i maledetti; a questo sono abilitati perchè plasmati dal magistero silenzioso dell'Eucaristia.

I cristiani camminano nella fede come si cammina dentro un <<senso della vita>>; la fede si misura  sulla bellezza della vita che suscita. E lo fanno restando coscienti che le fede e incredulità coabitano sempre nel credente perchè fede e ricerca non si escludono. Ma la fede è la miglior terapia anti-idolatrica, anche contro un dio privo di Dio, un dio a portata di mano e di bocca, un dio facile. L'esperienza religiosa, infatti, non è automaticamente esperienza di fede e il moltiplicarsi di gesti rituali o di aggregazioni nel nome di Dio non sono necessariamente indizi di fede. Insomma: la fede resta enigma, incredulità, tentazione, appello. Soprattutto relazione che ci apre alle relazioni.

Abbiamo bisogno di capire che ci azzecca l'Eucaristia domenicale con la città che abitiamo. I cristiani eucaristici saranno capaci di dare alla città pace e bene, nella intercessione e nella solidarietà attiva e nella compagnia affettuosa e feconda.

Credetemi. Una vita buona e bella, passata da Gesù ai suoi discepoli.
Don Augusto.

24-01-09

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Ermes Ronchi
LE CASE DI MARIA
Paoline, € 9,50

 Il termine italiano CASA, in lingua ebraica si dice BAYT. La lettera iniziale ebraica BET, che vedi rappresentata dall’immagine a fianco, è la seconda lettera dell’alfabeto ebraico. Per la sua forma rappresenta una casa con un lato aperto, per insegnarci che la nostra BAYT (casa) deve essere aperta agli ospiti, ma anche a Dio e alla sua storia. Abbiamo bisogno di recuperare una SPIRITUALITA’ DELLA CASA QUOTIDIANA. Ne hanno bisogno i fedeli laici adulti che vivono nel sacramentum sponsale, luogo della risposta alla loro vocazione battesimale. E’ vero che anche il Tempio (la chiesa) è la nostra BAYT settimanale, la “stanza superiore” dove Gesù ci chiama a celebrare la Sua e nostra Pasqua. Ma poi ciascuno torna alla propria BAYT quotidiana, luogo ancora considerato troppo profano, spesso solo luogo dormitorio, , luogo di accudimento reciproco ridotto a funzione alberghiera, luogo raramente abitato da parole sussurrate che rivelino i misteri dei sentimenti, dei pensieri, della fede, luogo nevrotizzato dal transito pendolare di entrate-uscite-entrate-uscite per mille chiamate della vita, luogo santo a volte profanato benché benedetto. Occorre recuperare una spiritualità della casa che è luogo di salvezza, di rivelazione di Dio e della Sua Storia che si mescola con tenerezze, rabbie, fatiche asfissianti. (>>>continua)


Card. Carlo Maria Martini
IL DISCORSO DELLA MONTAGNA
Mondadori. € 16,00 

Questo pastore continua, dal suo ritiro orante di Gerusalemme, a far dono della sua sapienza biblica a quanti si predispongono all'ascolto: testi sovente pubblicati da editori «laici» che colgono anche in opere più ecclesiali - come corsi biblici o di esercizi spirituali - una ricchezza di senso che va al di là di qualsiasi barriera o steccato. Il cardinale istituì a Milano una «Cattedra dei non credenti», attraverso la quale invitava i cristiani ad aprirsi alla sapienza delle genti, ma si mostrò a sua volta maestro anche per i non credenti, con un insegnamento autorevole senza essere «cattedratico». 
   Il frutto più recente di questa preoccupazione di far risuonare il Vangelo nella sua purezza, è un volume - Il discorso della Montagna - che riprende le riflessioni dettate a un corso di esercizi spirituali. Una decina di meditazioni e cinque omelie che introducono il lettore nei tesori dei capitoli 5, 6 e 7 del Vangelo di Matteo: il famoso «discorso della montagna» che si apre con le «beatitudini», uno dei brani evangelici più noti in tutte le epoche, anche al di fuori dell'ambito cristiano. Lì, forse più che altrove, siamo messi di fronte al «Vangelo e nient'altro che il Vangelo»; lì misuriamo la nostra distanza dalla pienezza di vita che il messaggio di Gesù annuncia come accessibile a ogni essere umano; lì possiamo ogni giorno ritornare per «convertire» il nostro cuore e rinvigorire quella «differenza cristiana» che rimane l'annuncio più efficace della fede e della speranza cristiana; lì possiamo pesare la consistenza della nostra carità; lì possiamo abbandonarci per riscoprire l'infinita misericordia di Dio. Dalla rilettura di quelle pagine evangeliche compiuta sotto la guida del cardinal Martini usciamo con due domande semplici eppure ricche di implicazioni fondamentali. La prima concerne la gioia: «è la nota dominante della mia vita?». E la seconda le fa eco in una dimensione più comunitaria, che abbraccia anche i non credenti: «Siamo capaci di scommettere sul futuro?». Le risposte non sono scritte, ma sono affidate al vissuto quotidiano di ciascuno di noi. (Enzo Bianchi (da LA STAMPA 24/11/06))


Enzo Bianchi
LA DIFFERENZA CRISTIANA
Einaudi  

È ancora possibile una chiesa che sia presidio di autentico umanesimo, spazio di dialogo e di recupero di principI condivisi, luogo di confronto tra etiche e atteggiamenti individuali e sociali diversi? E la laicità dello stato sa essere l'ambito in cui tutti, anche gli stranieri, si possono sentire accolti, capiti e rispettati nella loro diversità di cultura e religione? Una grande sfida attende oggi la nostra società complessa: la quotidiana lotta contro il ritorno della barbarie e la scomparsa di principi condivisi e fecondi di senso. Queste riflessioni accolgono gli stimoli che vengono da eventi ordinari, ma vorrebbero aiutare a «pensare in grande», a cogliere nel frammento qualcosa del tutto, a ridare dignità e ampiezza di visione a prospettive troppo spesso tentate di ripiegarsi su un angusto cortile.

Enzo Bianchi (Castelboglione, Monferrato, 1943) è fondatore e priore della Comunità Monastica di Bose. Direttore di «Parola, Spirito e Vita», membro della redazione della rivista internazionale di teologia «Concilium», è autore di numerosi testi sulla spiritualità cristiana e sulla grande tradizione della chiesa, in dialogo con il variegato mondo contemporaneo. Collabora a «La Stampa», «Avvenire» e, in Francia, con il quotidiano «La Croix» e i periodici «Panorama» e «La Vie». Per Einaudi ha curato Poesie di Dio (2005) e Il libro delle preghiere (2005). Tra i suoi titoli più recenti: Nuove Apocalissi (Milano 2003), Una vita differente (Cinisello Balsamo 2005) e Vivere la domenica (Milano 2005).


Daniele Garota,
FAME DI REDENZIONE
Paoline 2005...

In un mondo in cui si continua a tremare a causa di gente armata che da una parte e dall'altra dice di combattere nel nome di Dio, abbiamo finito con l'associare la fede religiosa a ingenuità, quando va bene, e a fanatismo violento, quando va male. Al punto che a emergere - davanti alla proposta di fede - è un sentimento che sta tra l'indifferenza e la pigrizia del conformista. 
  Che Dio ci sia o non ci sia, che ci attenda, oppure no, una vita dopo la morte, poco ormai interessa, e se un qualche impulso di fede dovesse qua e là ancora affiorare, lo si tollera purché non esca dalla stretta sfera del privato, come quando uno decidesse di allevare una tigre nel proprio giardino: ognuno creda ciò che vuole, ma a casa sua, e non venga a importunarci oltre [continua>>>]