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BOZZA DI IPOTESI PASTORALE 
da sottoporre alla modifica e approvazione 
del CONSIGLIO PASTORALE DI UNITA’

Premesse.

- Le profonde trasformazioni in atto, 
- la sproporzione tra numero di sacerdoti e numero di parrocchie, 
- il permanente bisogno di esprimere la dignità battesimale attraverso corresponsabilità e servizi, 
inducono a prendere in esame o potenziare forme di collaborazione fra parrocchie di un medesimo territorio che, in futuro, possano eventualmente trasformarsi in progettazione e sperimentazione di "unità pastorali "; e ciò sia per esprimere meglio il volto della Chiesa-comunione, sia per una nuova strategia pastorale, al fine di valorizzare la collaborazione tra comunità, la corresponsabilità laicale, l'integrazione fra carismi e ministeri vari, oltre che ovviare alla progressiva diminuzione di presbiteri, responsabilizzando maggiormente la ministerialità laicale.

Ciò fa seguito a riflessioni in atto da tempo che hanno portato oltre cinquanta diocesi italiane (su 227) a incamminarsi sulla strada della riorganizzazione del territorio e della sua pastorale:

1. la riflessione ecclesiologica promossa dal concilio Vaticano II, che ha fatto maturare la riscoperta della soggettività di tutta la comunità nella cura pastorale, e che sospinge verso una pastorale d'insieme, da attuarsi mediante un'ordinata collaborazione di presbiteri, diaconi permanenti, consacrati e consacrate, operatori pastorali e laici presenti in un determinato territorio;
2. la maturazione della concezione di parrocchia, per cui si è passati da una visione intesa come realtà giuridica in sé compiuta a quella di parrocchia come spazio aperto a una comunione che valorizza altre risorse e mette a disposizione le proprie potenzialità in una collaborazione ancora più organica. La dimensione umana della vita comunitaria esige che ogni parrocchia mantenga, con l'identità che si è costruita nel tempo, la possibilità di rapporti umani autentici dove le persone non si perdono in una massa anonima; tale identità non è tuttavia una realtà statica a cui garantire solo conservazione, è invece una realtà dinamica e vitale che deve essere continuamente sollecitata dallo Spirito di Dio, sempre pronta a testimoniare il Vangelo nelle concrete situazioni del tempo e del territorio.
3. la varietà e la corresponsabilità dei doni e dei ministeri messi a servizio del discernimento dei bisogni umani e pastorali e delle indicazioni diocesane da tradurre in programmi e itinerari concreti, anche da sperimentare;
4. la valorizzazione dei laici in servizi pastorali che li rendano responsabili nell'animazione di settori e ambiti diversi sia quando il sacerdote è stabilmente presente nelle singole parrocchie, sia quando non ci sia più la possibilità ovunque di tale presenza;
5. la ripresa della missionarietà a fronte della eccessiva attenzione ai problemi che quotidianamente rischiano di «soffocare» il respiro vitale non solo delle parrocchie ma anche dei presbiteri stessi;
6. l'azione pastorale più unitaria e organica che esprime il senso dell'appartenenza alla «propria» Chiesa particolare o diocesi proprio nel maturare quegli «stili spirituali e operativi» che la contraddistinguono e che potrebbero favorire un'evangelizzazione più efficace e significativa.
7. la necessità di un «deciso rinnovamento» delle parrocchie, riscontrata nell’esortazione apostolica Christifideles laici che esplicitamente afferma: «per meglio assicurare la loro efficacia operativa si devono favorire forme anche istituzionali di cooperazione tra le diverse parrocchie di un medesimo territorio» (n. 26; EV 11/1711).
8. Il Codice di diritto canonico prevede che «per favorire la cura pastorale mediante un'azione comune, più parrocchie vicine possono essere riunite in peculiari raggruppamenti», sia sotto forma di vicariati foranei (can. 374 §2) sia aprendo (can. 517 § I) la possibilità dell'affidamento in solido di più parrocchie contemporaneamente. L'intenzionalità di questi canoni non è di creare nuove strutture ma di ridefinire i servizi pastorali nelle comunità rendendo possibile, mediante un' intensa collaborazione interparrocchiale, una migliore e più facile attuazione delle caratteristiche fondamentali della Chiesa (annuncio, liturgia, diaconia della carità per l'edificazione della comunità), anche in considerazione delle crescenti richieste. Soltanto con progressiva gradualità potranno poi acquistare una fisionomia più matura, frutto della fatica degli inizi, oltre che del dono di Dio.

FINALITA’ e PROGETTO.

La Parr. Buon Pastore - nella persona del Parroco Don Nando Bonati e del collaboratore don Augusto Fontana, e di altro presbitero che si rendesse disponibile, in coincidenza con il ritiro del parroco di S.Evasio - garantisce il servizio pastorale in tutte le sue forme (evangelizzazione e catechesi, celebrazioni, carità, vita comunitaria) presso la parrocchia di S. Evasio per il tempo necessario (2/3 anni) e nelle modalità atte a maturare convinzioni comuni e programmazione verso un’eventuale costituzione di Unità Pastorale, salvo intervenute necessità e decisioni dell’Ordinario nel suddetto periodo sperimentale. La forma pastorale dovrà trovare preventivo consenso, esplicito e notificato, dell’Ordinario e degli Uffici Pastorali che ne definiranno le configurazioni giuridiche eventuali, favorendo ogni utile passaggio di avvicinamento, realizzazione e verifica in itinere. 
Lo sviluppo di una più stretta comunione operativa, con i suoi evidenti vantaggi spirituali, psicologici e pastorali, favorisce su un territorio abbastanza vasto il lavoro di gruppo, gli incontri periodici, la complementarità dei ruoli e la programmazione comune, con l'attenzione irrinunciabile a non mortificare la creatività delle due parrocchie attraverso un inopportuno livellamento che si limiti a favorire le sole iniziative comuni, ma a ravvivarle e responsabilizzarle mettendole in rete in pari dignità.
Tra le realtà che potrebbero essere attivate sembra importante segnalare le seguenti:
- dare vita a un centro di spiritualità e di preghiera, come luogo per alcune iniziative specifiche (es. cappella feriale,penitenziale...);
- individuare alcune figure pastorali con un ruolo trasversale ad ambedue le parrocchie; 
- creare alcuni servizi pastorali che possono essere comuni: ad esempio la pastorale dell' iniziazione cristiana, dei fanciulli e dei ragazzi, giovanile, familiare, la Caritas...;
- convogliare le energie verso un unico giornalino di informazione.

Le singole parrocchie devono presentare i tratti propri dell'identità parrocchiale: una comunità di fedeli che ascolta e proclama la Parola, che è idonea a celebrare l'eucaristia e che vive la carità autentica. Si richiede tuttavia l'adozione di un programma pastorale unitario, concordando l'impiego di presbiteri, di diaconi permanenti, di consacrati e consacrate, di operatori pastorali e di laici in particolari settori di attività, ma esteso all'intera area dell'erigenda unità pastorale.
Gli strumenti della collaborazione devono coltivare contemporaneamente, in maniera equilibrata, questi due atteggiamenti complementari:
- permettere che si mantenga e si alimenti il senso di appartenenza di ogni cristiano alla sua comunità; 
- aiutare ognuno nello stesso tempo ad aprirsi alla collaborazione per sentirsi inserito in una comunità più grande. 

Le finalità generali che si vogliono raggiungere devono concretizzarsi in un indirizzo di massima che localmente ci si impegna a seguire condividendone le finalità, ma anche praticando gli adeguamenti necessari alle circostanze concrete. 

In particolare:
- Don Bonati rimane responsabile e coordinatore della pastorale, della direzione e della responsabilità giuridica di ambedue le parrocchie; 
- i registri parrocchiali continuano a essere gestiti separatamente nelle singole parrocchie; 
- Don Fontana garantisce la propria presenza nei locali parrocchiali di S. Evasio per il tempo affidato alla presente proposta e per tutte le attività pastorali concordate con Don Bonati;
- Si auspica la permanenza del diacono attualmente in servizio presso S.Evasio e si accoglie la disponibilità di altro presbitero che desiderasse partecipare in qualche modo al progetto.

OBIETTIVI.

Obiettivi a breve termine
1. Programmare incontri preventivi tra i presbiteri e gli organismi pastorali diocesani e zonali per esaminare progetti e proposte di possibili forme di collaborazione e integrazione tra le due parrocchie.
2. Acquisire elenco di persone e presenze ecclesiali di ambedue le parrocchie da valorizzare (analisi delle risorse).
3. Esaminare quali progetti comuni e quali specifici possono essere armonizzati e attivati in ciascuna e in ambedue le parrocchie. 
4. Costituire una équipe unitaria che partecipi fin dall’inizio anche alle fasi di studio, progettazione delle ipotesi di lavoro, in vista di una successiva costituzione del Consiglio Pastorale di unità.

Obiettivi a medio termine
1. Specificare bene i compiti di ogni presbitero, che devono sempre più essere limitati a ciò che è specifico del proprio ministero, delegando molte attività ad altri soggetti e operatori pastorali responsabili delle diverse espressioni ecclesiali presenti sul territorio.
2. Darsi dei criteri per scegliere sia le attività preesistenti da conservare e rendere più efficienti in ogni comunità, sia quelle nuove e unitarie.
3. Proporre gli orari delle celebrazioni festive/feriali e degli incontri in modalità tali che diventino un arricchimento di opportunità per chi appartiene al complessivo territorio pastorale delle due parrocchie.

Obiettivi a lungo termine
1. Individuare l'identità e i compiti del gruppo degli animatori di comunità parrocchiale da attivare. Tali animatori possono essere singole persone e/o un «gruppo ministeriale» e possono predisporre, in accordo con i responsabili diocesani, un cammino di formazione adeguato.
2. Dare a tutti i laici l'opportunità di essere effettivamente responsabili di vari servizi pastorali già operativi o da avviare. 
3. Attivare il Consiglio pastorale di unità o organismi unitari di partecipazione e programmazione. 




PROPOSTE

Le seguenti proposte potrebbero trovare un opportuno inizio nella prima settimana di Quaresima 2006 (prima settimana di marzo). Ciò per permettere che il presente progetto pastorale abbia il tempo sufficiente per essere discusso, modificato e approvato dal Consiglio pastorale di zona e dalla équipe pastorale unitaria Buon Pastore-S.Evasio.
I referenti del presente progetto sono i presbiteri in comunione con l’équipe pastorale, così come precedentemente prevista.

PREMESSA.
Alla presente proposta potremmo provocatoriamente premettere l’orizzonte spirituale con cui il monaco Enzo Bianchi ripensa al ruolo della Parrocchia: 
«Io ho sempre creduto nella parrocchia e spero che i cristiani nella parrocchia abbiano queste cose: un luogo in cui crescono in una vera gnosi cristiana; cioè un giorno, una sera alla settimana, in cui si ritrovino attorno alla Parola di Dio e che possano crescere, esser cristiani adulti, maturi, con una pienezza, con una statura, una soggettività della loro fede. E che poi si ritrovino tutti la domenica per l'eucarestia dove la koinonia non è solo con il corpo del Signore, morto e risorto, ma deve essere anche una koinonia in cui si incontra gente che si riconosce, gente che ha una appartenenza comunitaria, che non va a prendere un servizio semplicemente, come si diceva quando ero giovane: vado a prender messa. Poi io a questi cristiani quotidiani chiederei una sola cosa: che trovino un momento al giorno per pregare nella maniera che suggerisce il Signore, ricordando che la preghiera ha una fonte che è l'ascolto della parola contenuta nelle Scritture. E poi niente altro. Facciano la loro vita di genitori fedeli nel matrimonio e capaci di ascoltare i figli; facciano una vita professionale seria aiutando la trasfigurazione di questo mondo, lavorino pensando che il frutto del loro lavoro può esser fonte di comunione e di grande carità, non di elemosina. E allora, io dico, per un tale cristiano ce n'è d'avanzo ».

A ciò si aggiunga, per dovere di completezza, il riferimento di base ed alcune citazioni della Esortazione Apostolica CHRISTIFIDELES LAICI di Giovanni Paolo II (1988): 
27. E' necessario ora considerare più da vicino la comunione e la partecipazione dei fedeli laici alla vita della parrocchia. In tal senso è da richiamarsi l'attenzione di tutti i fedeli laici, uomini e donne, su di una parola tanto vera, significativa e stimolante del Concilio: «All'interno delle comunità della Chiesa - leggiamo nel Decreto sull'apostolato dei laici - la loro azione è talmente necessaria che senza di essa lo stesso apostolato dei pastori non può per lo più raggiungere la sua piena efficacia». E', questa, un'affermazione radicale, che dev'essere evidentemente intesa nella luce della «ecclesiologia di comunione»: essendo diversi e complementari, i ministeri e i carismi sono tutti necessari alla crescita della Chiesa, ciascuno secondo la propria modalità. I fedeli laici devono essere sempre più convinti del particolare significato che assume l'impegno apostolico nella loro parrocchia. E' ancora il Concilio a rilevarlo autorevolmente: «La parrocchia offre un luminoso esempio di apostolato comunitario, fondendo insieme tutte le differenze umane che vi si trovano e inserendole nell'universalità della Chiesa. Si abituino i laici a lavorare nella parrocchia intimamente uniti ai loro sacerdoti, ad esporre alla comunità della Chiesa i propri problemi e quelli del mondo e le questioni che riguardano la salvezza degli uomini, perché siano esaminati e risolti con il concorso di tutti; a dare, secondo le proprie possibilità, il loro contributo ad ogni iniziativa apostolica e missionaria della propria famiglia ecclesiastica».
Leggiamo in un testo limpido e denso del Concilio Vaticano II: «In quanto partecipi dell'ufficio di Cristo sacerdote, profeta e re, i laici hanno la loro parte attiva nella vita e nell'azione della Chiesa 
33. I fedeli laici, proprio perché membri della Chiesa, hanno la vocazione e la missione di essere annunciatori del Vangelo: per quest'opera sono abilitati e impegnati dai sacramenti dell'iniziazione cristiana e dai doni dello Spirito Santo. Leggiamo in un testo limpido e denso del Concilio Vaticano II: «In quanto partecipi dell'ufficio di Cristo sacerdote, profeta e re, i laici hanno la loro parte attiva nella vita e nell'azione della Chiesa (...). Nutriti dell'attiva partecipazione alla vita liturgica della propria comunità, partecipano con sollecitudine alle opere apostoliche della medesima; conducono alla Chiesa gli uomini che forse ne vivono lontani; cooperano con dedizione nel comunicare la parola di Dio, specialmente mediante l'insegnamento del catechismo; mettendo a disposizione la loro competenza rendono più efficace la cura delle anime ed anche l'amministrazione dei beni della Chiesa».

CATECHESI ADULTI
Si prevede di estendere e valorizzare i percorsi di formazione biblica già in atto presso il Buon Pastore, avendo attenzione a delocalizzarne alcuni rendendoli più vicini ed accessibili, in pari dignità, alle persone di tutto il territorio. Poiché il presente Progetto nascerà durante l’Anno Pastorale già avviato, si determineranno - per S.Evasio - modalità di avvio, estensione ed inserimento nei Percorsi già avviati al Buon Pastore.
Si prevede di estendere, potenziare e valorizzare i percorsi di formazione delle coppie di sposi con particolare attenzione a proporre lo stesso percorso ai fidanzati e nuove coppie di tutta l’Unità Pastorale.
Si prevede di proporre annualmente un ciclo di incontri a tema o monotematici al fine di integrare la formazione biblica e il cammino liturgico mediante approfondimenti su particolari aspetti dell’etica, della teologia ed ecclesiologia, della psicologia di coppia, dell’educazione dei figli, della vita sociale.
Il referente dei percorsi di formazione biblica è don Bonati ed altro laico/a cooptato/a.
Il referente degli altri percorsi di formazione degli adulti è don Fontana, il diacono ed altra coppia cooptata.

CATECHESI RAGAZZI e CATECHESI GIOVANI.
Poiché la catechesi e la preparazione sacramentale dei ragazzi è già in corso e si ha notizia che alcune famiglie di S.Evasio sono di fatto collegate alle parrocchie confinanti, si prevede che all’inizio dell’Anno pastorale 2006-2007 le stesse famiglie siano convocate per decidere se proseguire nei percorsi già iniziati o se collegarsi alle proposte dell’Unità Pastorale.
Il referente dei percorsi di catechesi dei ragazzi è Don Bonati ed altro laico/a cooptato/a.

ORARI DELLE CELEBRAZIONI.
Si prevede che vengano determinati gli orari con un criterio di integrazione reciproca che risponda non prevalentemente alla richiesta di “soddisfare il precetto festivo individuale” o “ricordare anniversari di defunti ricadenti nelle date” quanto piuttosto alla esigenza di costituire assemblee celebranti “in quanto appartenenti all’unica Unità Pastorale” ed alla contemporanea esigenza di garantire celebrazioni dignitose e partecipate. 
Poiché l’Unità Pastorale si costituisce in territorio urbano ove già esiste una diffusa mobilità per acquisti, lavoro e servizi, si ritiene che l’unificazione dei due territori parrocchiali confinanti in un unico comprensorio e la relativa integrazione delle celebrazioni non costituiscano insuperabile disagio. Si tenga conto che già attualmente si riscontrano - nelle varie celebrazioni e percorsi formativi- presenze e aggregazioni provenienti da territori limitrofi.
Per la popolazione anziana o inferma si potrebbe prevedere, se richiesto, un servizio volontario di trasporto, attivando così la carità fraterna dei componenti della comunità del territorio; verrebbe così integrato il già avviato servizio dei ministri dell’Eucaristia per le persone impedite o inferme.



EUCARISTIE DOMENICALI e FESTIVE

S. EVASIO prefestiva 18,30 9,00 10,45 
BUON PASTORE (Primi vespri della domenica) 10,00 11,30 18,30

Nel periodo estivo si provvederà ad un adeguamento necessario per la contrazione delle presenze ed anche per gli impegni pastorali dei presbiteri assenti a causa dei campi estivi di formazione.
Si potrebbe prevedere, almeno una volta all’anno, una celebrazione e un’assemblea comune per l’unità Pastorale, testimoniando così significativamente l’appartenenza reciproca delle originali comunità costituenti l’Unità Pastorale.

CAPPELLA FERIALE.
Potrebbe essere pastoralmente utile incentivare la preghiera feriale individuale o familiare nelle proprie case predisponendo sussidi brevi e apposita formazione al fine di integrare nella preghiera quotidiana i testi biblici domenicali, i salmi, i testi dei corsi di formazione biblica. 
La cappella feriale - normalmente usufruita da numero limitato di persone proporzionalmente al numero dei partecipanti alla formazione biblica e alla liturgia domenicale - potrebbe diventare oltre che (più che) un “luogo fisico” di celebrazione, un vero e proprio “centro di spiritualità per la vita quotidiana della famiglia, del lavoro, della sofferenza”. La sua finalità, dunque, sarebbe quella di trasformare la comunità in “Cappella diffusa nelle case degli uomini” al servizio della liturgia domenicale e di promozione, animazione, diffusione della preghiera quotidiana feriale familiare e personale. 
Il diacono, con altri laici e ministri dell’Eucaristia, potrebbero assumersi la responsabilità di promozione della preghiera familiare e animazione della stessa Cappella feriale.
Nel breve periodo e in vista dell’eventuale approvazione del presente progetto pastorale si può proseguire nella prassi delle Messe feriali ma con alcune modifiche. Tenendo conto che spesso nei giorni feriali i presbiteri sono chiamati a celebrare Eucaristie per funerali, matrimoni, comunità pastorale nel carcere (Don Augusto) si propone di costituire un’unica Cappella feriale per il territorio dell’Unità Pastorale, evitando la duplicazione di proposte liturgiche o celebrative e distribuendo le presenze presbiterali e celebrazioni alternativamente nelle due chiese. 
Buon Pastore: dal lunedì al mercoledì
S.Evasio: dal giovedì al sabato prefestivo. 
Sarà necessario formare i laici a nuova mentalità, attese e richieste relativamente alla prassi di “far dire la Messa” in occasione di anniversari di propri defunti proponendo, come già avviene altrove, una memoria in spirito comunitario e fraterno. Occorrerà, contestualmente, definire l’aspetto giuridico delle “offerte” per l’applicazione delle Messe.
Durante il pomeriggio del sabato alle ore 17 si potrebbe celebrare la Riconciliazione.
La Cappella feriale e i relativi referenti potrebbero anche curare e presiedere alla celebrazione delle veglie per i defunti in occasione di lutti e funerali, ipotizzando anche un gruppo di fedeli laici “per la preghiera e la consolazione” durante tali eventi e a nome di tutta la comunità. 
Si propone anche che, come già attuato in alcune parrocchie cittadine, la preghiera prima del funerale o al cimitero sia guidata dai suddetti laici, opportunamente formati, anche al fine di abilitare gradualmente qualcuno dei familiari in lutto a celebrare loro stessi - se disponibili - brevi momenti di preghiera anche sulla traccia di semplici sussidi di preghiera, forniti dalla comunità stessa. Ciò non impedirà la presenza del presbitero che però, affiancato in tal modo, non sarà l’unico componente della comunità ad esprimere cordoglio, fede e preghiera.
Referenti della Cappella feriale potrebbero essere il diacono con alcuni Ministri straordinari dell’eucaristia.

VISITA ALLE FAMIGLIE.
Al fine di consolidare la forma pastorale unitaria, si prevede che la visita alle famiglie sia effettuata dai presbiteri in modalità tali da evitare competenze, attribuzioni o distribuzioni territoriali bensì con una opportuna rotazione o compresenza nelle vie di uno stesso territorio. 
Si potrebbe prevedere, inoltre, come già attuato in altra parrocchia cittadina, che la visita delle famiglia venga effettuata anche dal diacono oltre che dai presbiteri, dopo opportuna formazione e informazione delle famiglie stesse.
Occorrerà determinare se e come accettare offerte in denaro, tenendo conto della attuale sensibilità delle persone in materia ed anche della forma testimoniale che assume la visita e la preghiera nelle famiglie.
Si potrebbe prevedere di estendere la benedizione della famiglia da parte dei fedeli laici con l’acqua della notte pasquale secondo le indicazioni del Benedizionale.
Referente: il diacono

CONSIGLIO ECONOMICO
Il Consiglio economico sarà unitario. I registri contabili dovranno essere separati ma tenendo conto della unitarietà degli indirizzi di spesa e di entrata, secondo i bisogni, le risorse e i criteri evangelici che ne ispireranno le scelte.
Si prevede che, dopo che il Consiglio economico avrà preso atto dello stato di fatto dei bilanci, venga proposto al Consiglio pastorale unitario un indirizzo di «gestione solidale» dei debiti, delle spese e delle entrate.

CARITAS.
Si prevede che le attività di sostegno solidale possano trovare un utile indirizzo nella costituzione del Gruppo Caritas unitario.
Referente: diacono

CIRCOLO ANSPI - CASA DI MARZANO e VALERA.
Si prevede la costituzione di un Consiglio unitario per la gestione degli spazi e delle attività culturali e ricreative sia unitarie che dislocate. E ciò non solo in riferimento ai locali parrocchiali ma anche alla destinazione e gestione della casa di Marzano e della canonica di Valera.
Referente:

CORO PER IL CANTO LITURGICO.
Si auspica un indirizzo unitario nella scelta dei canti liturgici e dei sussidi per le celebrazioni. Ciò potrebbe avvenire tramite la costituzione del Gruppo liturgico unitario che elabori proposte che rispettino tradizioni e risorse e che, tuttavia, tengano presente l’orizzonte unitario del presente progetto.
Referente d. Bonati ed altri laici del gruppo liturgico e dei cori.