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Forti solo della parola di un Amico

Padre Ermes Ronchi - Avvenire    (13 Luglio 2003)

 Partono i discepoli a due a due, forti solo di un amico e di una Parola. Solo un bastone a sorreggere il cammino, e un amico a sorreggere il cuore. Un bastone per appoggiarvi la stanchezza e un amico per appoggiarvi la solitudine. È importante quest'andare a due a due, avere uno su cui contare, un amico almeno, che ti garantisca, nelle parole del quale cercare l'evidenza che esisti, che sei amato, che sei capace di relazioni positive, che non si crede da soli. Perché se è solo, l'uomo è portato perfino a dubitare di se stesso. Il primo annuncio dei Dodici è la loro vita stessa, un evento di amicizia, un germe di comunità, la vittoria sulla solitudine.

Non portate nulla per il viaggio. È la nudità della croce. I Dodici riproducono in sé il volto di Colui che li invia, l'Uomo che cammina povero e libero, senza un luogo dove posare il capo e pieno di amici. Non portate nulla, perché tutto ciò che hai ti divide dall'altro. Perché nessun uomo è ciò che possiede. Perché vivrai dipendente dal cielo e dagli altri, di pane condiviso e di fiducia. Perché la forza è nella Parola, che si diffonde solo per incarnazioni in testimoni e in martiri.

Entrati in una casa lì rimanete. Una casa: ecco il punto di approdo, il luogo della vita più vera, dove annunciare e poi guarire, cacciare i demoni e creare comunione. I discepoli di Cristo cercano la casa, il luogo più vero, dove la vita nasce, vive d'amore, si converte dalla solitudine alla comunione; il cristianesimo deve essere significativo lì, nella casa, nei giorni della festa e in quelli del dramma, nei figli prodighi, quando Caino si arma di nuovo, quando l'amore sembra finito e ci si separa, quando l'anziano perde il senno o la salute. Là dove la vita celebra la sua festa e piange le sue lacrime, scende come pane e come sale, sta come roccia la Parola di Dio.

L'annuncio è fatto di poche parole (convertitevi) e del modo di essere dei Dodici. Quando si parla di evangelizzazione, il nostro pensiero corre subito al «che cosa vado a dire» e meno, molto meno, a «come devo essere io», al mio stile di vita. Ma lo stile non è secondario (A. Casati), mai come in questo caso lo stile è l'uomo. Perciò questo vangelo mi sgomenta. E ogni giorno io cerco un amico, un bastone, questo è così umano. Ma domani, ora cercherò il coraggio di non prendere con me nulla se non qualcosa di Cristo, un tratto del suo volto, riconoscibile. E ne parlerò, ma con poche parole, solo quelle che mi bruciano le labbra. L'Evangelo, la bella notizia dice: Dio è con te, guarisce la vita, purifica il mondo; è con te con amore. Questo auguro, a me e a ciascuno: Dio sia con voi, con amore!