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FESTA DELLA RISURREZIONE

Carissimo/a, sulla soglia di quella tomba vuota - con un occhio ancora strabico rivolto a quel patibolo sullo sfondo, estrema Parabola con cui Dio ha voluto raccontarmi chi era-è-sarà e narrarmi chi sono – la mia fede sosta ancora. Mi sento come un parkinsoniano, attratto dallo spazio vuoto che mi invita ad entrare e mi risucchia dentro, ma trattenuto dal mio tremolante passo. Come, prima di me, le donne e Pietro e i suoi condiscepoli. Ma lo stupore mi raggiunge dal di dentro di quella tomba vuota fin sulla soglia. Miracolo della sua Parola che risuona echi che giungono anche là dove ci pensiamo così lontani, là dove sta quella pietra ribaltata, fuori, all’ingresso, ma già lambita da una luce che ci corre incontro. E se ancora non ci sarà dato il dono di essere commensali di quella luce abbagliante dentro, almeno ci sia dato di saziarci dei suoi frammenti che da quella mensa imbandita rotolano fin là, sulla soglia dove anche ai cagnolini è concesso di saziarsi: «Gesù disse alla donna pagana:  “Lascia prima che si sfamino i figli; non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini”.  Ma essa replicò:  “Sì, Signore, ma anche i cagnolini sotto la tavola mangiano delle briciole dei figli”» (Marco 7, 27-28).   Anche attraverso le parole che arrivano dal cuore credente e poetico di Padre David Maria Turoldo, mi sono giunti frammenti di quel pane e bagliori di quella luce. Te li dono.

CRISTO E’ RISORTO. VERAMENTE E’ RISORTO.
Christ is Risen. Indeed He is risen!
El Messieh kahm! Hakken kahm!
Le Christ est ressuscité. En verité il est ressuscité!
Christos anesti. Alitḥs anesti!
Khristos voskres. Voistinu voskres!
Cristo ressuscitou. Em verdade ressuscitou!
Cristo ha resucitado. En verdad ha resucitado!

Augusto

«La Pasqua appartiene al mondo, all'universo. Sono le costellazioni a determinare la Pasqua. È Dio che passa sulla terra, che ti attraversa la strada. Dio che veglia l'intera notte per liberare l'uomo dalla sua schiavitù. Dio che ti fa mulinello intorno alla vita; e tu dici che è il vento: invece è Lui. Egli passa di giorno, di notte, al mattino, in quell'attimo in cui trattiene il respiro tutto il creato; e passa la sera. Cammina sul mare, appare un attimo al limitare del monte, e poi dispare. Pasqua è Dio che erompe dalle gemme, e fa della polvere del deserto una nuvola d'oro nel sole. A Pasqua Dio esce dal tunnel della morte. Vita che vince sulla morte; causa dell'uomo che continua. Perciò è sempre Pasqua. Tuttavia il mistero esige una precisa memoria. Il mistero è nascosto in una tomba, in un segreto ciborio, vero santo Graal. E tu hai bisogno di un giorno, e un tempo preciso, fissato, per capire, per essere introdotto nelle segrete stanze; per uscire dalla tua prigione e trovarti nello spazio di Dio.
È il tempo che si chiama della Grande Settimana, che s'inarca dal venerdì santo all'alba del primo giorno dopo il sabato avanti che spunti il sole. Infatti, già da quel tragico meriggio in cui si è fatto buio su tutta la terra, appena che Lui aveva emesso l'alto grido e il soldato con la lancia gli aveva appena squarciato il cuore (da dove uscì sangue ed acqua): già da allora, se tu guardi attraverso quella ferita, vedi tutta la distesa di Dio, l'infinito mistero, vedi la misteriosa sorgente, il mare dell'amore e le onde irrompere oltre l'ultimo gemito, oltre il profondo pulsare del sangue. Cose tutte che si compiono precisamente a Pasqua con lo scoperchiarsi delle tombe, con la grande pietra che si rovescia, e i soldati, i soldati e le potenze della terra in fuga nella notte. E lui che ci precede su tutte le strade, e cammina nella luce sul mare. E parliamo della Pasqua.
A crederci sul serio, qui dovrebbe cambiare ogni cosa: la mia e la tua vita, la storia del mondo. Io non credo che ci crediamo sul serio. O almeno, io ho molti dubbi circa la mia fede. Credere è vivere, è testimoniare, è cercare di renderci sempre più conformi con ciò che si crede. Credere che Cristo è risorto, vorrebbe dire vivere una vita da risorti; vorrebbe dire non avere più paura della morte («O morte, dov'è la tua vittoria? dov'è il tuo pungiglione?»: 1° Corinti 15,55). Anche se può sopravvivere la ferita dello strappo violento, del distacco inatteso, e quel silenzio infinito che è proprio della morte. Certo, l'ultima nemica è la morte; ma altrettanto certo è che l'ultima parola non è della morte. «Non cercate tra i morti Colui che vive» (Luca 24,5): già ora Egli vi precede su tutte le vie.
Pensiamo: una Chiesa che crede davvero alla risurrezione! Sarebbe una realtà inaudita, sarebbe veramente una rivoluzione e sarebbe una Chiesa libera, incondizionatamente libera, con nulla da perdere mai.
Una Chiesa che, appunto, annuncia al mondo la verità in cui nessuno riesce veramente e totalmente a credere. Perché questo è il dubbio generale, onde ricorriamo tutti ai ripari. Difficile credere che la vita vinca sulla morte, specialmente in una civiltà di morte come la nostra. Abbiamo tutti la morte in faccia. Anche i bambini sono segnati dalla morte. Difficile credere che il bene vinca sul male: che non sono queste le cose che contano! Credere non tanto nell'avvenire quanto nel futuro dell'uomo. La distinzione tra avvenire e futuro è data dalla morte di Cristo. Ecco l'avvenire. Avevano accuratamente previsto ogni cosa, bisognava assolutamente farlo morire: «Non in giorno di festa, perché non ci fosse tumulto del popolo» (Mt 26,5); bisognava anche premunirsi, screditarlo bene, diffamarlo davanti a tutta la gente; e poi farlo crocifiggere fuori le mura in mezzo a due malfattori, come un infame, come un maledetto. Poi chiuderlo in un sepolcro sicuro, sotto una pietra pesante; e poi provvedere anche a montar la guardia. Questo è avvenire: tutto previsto, tutto assicurato. Ciò che non era previsto era proprio il futuro: questo dato misterioso della storia...
Così è dunque il futuro. Mentre le donne andavano di buon mattino al sepolcro portando aromi per ungere il suo corpo (cose ancora proprie dell'avvenire), ecco che udirono un rombo come di gran terremoto: «Un angelo del Signore scese dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa» (Mt 28,2). Questo il futuro: l'imprevedibile, il momento non pianificato...Sembrava tutto perduto, irrimediabilmente perduto. Sembrava che solo la potenza e la violenza e l'ingiustizia, e l'infamia e la morte avessero l'ultima parola. Invece...
Pasqua: festa del riscatto. Che vuol dire: di uno che paga per la vita di un altro. Festa della liberazione, festa del povero che vince. A proposito, sono i poveri la profezia di Dio, oscura e terribile: sempre incombente profezia di Dio.  «I poveri li avrete sempre con voi» (Matteo 6,11): a rompere i vostri piani, le vostre sicurezze. Pensare che non ci sarà mai pace sulla terra finché ci sarà un solo povero che grida giustizia. E i potenti, più sono potenti più si sentono minacciati. Sono i poveri la paura dei ricchi, il loro incubo notturno, l'insopprimibile inquietudine del mondo; essi, gli anonimi strumenti di Dio contro i ricchi per cui i loro piani non riescono mai, né saranno mai sicuri dei loro possessi.
Ci saranno sempre guerre finché ci saranno dei poveri e delle ingiustizie da rivendicare. E Cristo è la loro immagine, che nessuno potrà mai cancellare dalla terra. Pensate, ogni domenica è Pasqua: è come se l'asse della terra si fosse spostato. La terra non gira più sotto l'impero della morte. La risurrezione di Cristo è l'unica cosa nuova sotto il sole: la causa dell'uomo che continua». (D.M.Turoldo)

VORREI DONARE

Io vorrei donare una cosa al Signore,
ma non so che cosa.
Non credo più neppure alle mie lacrime,
e queste gioie sono tutte povere:
metterò un garofano rosso sul balcone,
canterò una canzone tutta per lui solo.
Andrò nel bosco questa notte
e abbraccerò gli alberi
e starò in ascolto dell'usignolo,
quell'usignolo che canta sempre solo
da mezzanotte all'alba.
E poi andrò a lavarmi al fiume,
e all'alba passerò sulle porte
di tutti i miei fratelli
e dirò a ogni cosa: pace!
e poi cospargerò la terra
d'acqua benedetta in direzione
dei quattro punti dell'universo,
poi non lascerò mai morire
la lampada dell'altare
e ogni domenica

mi vestirò di bianco.
(D.M.Turoldo)

 

SOTTO LA CROCE IN SILENZIO

Ritta, discosta appena dal legno,
stava la Madre assorta in silenzio,
pareva un'ombra vestita di nero,
neppure un gesto nel vento immobile.
Lo sguardo aveva perduto, lontano:
cosa vedevi dall'alta collina?
Forse una sola foresta di croci?
0 anche tu non vedevi più nulla?
Madre, tu sei ogni donna che ama,
Madre, tu sei ogni madre che piange
un figlio ucciso, un figlio tradito:
madri a migliaia, voi madri in gramaglie!
E figli mai finiti di uccidere;
figli venduti e traditi a miriadi,
torturati appesi ai patiboli,
empi vessilli dell'empio potere.
Dalla città già salivan le tenebre,
e ancor più impallidiva il suo volto,
e lui era tutto una crosta di sangue,
perfino il cielo era nero di sangue.
Nero lenzuolo di sangue pareva
steso ad avvolger la grande Assenza
che infittiva lo stesso silenzio
e si addensava e spandeva nell'aria.
O Madre, nulla pur noi ti chiediamo:
quanto è possibile appena di credere,
e star con te sotto il legno in silenzio:
sola risposta al mistero del mondo. (D.M.Turoldo)