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  Che significato ha il “serpente di bronzo” innalzato da Mosè nel deserto?

Leggiamo un commento del biblista André Wénin nel suo libro “Da Adamo ad Abramo. O l’errare dell’uomo” Ed. EDB, pag 91-92.

 Leggiamo il testo di NUMERI 21,4b-9.

 In cammino, il popolo perse coraggio. 5E il popolo parlò contro Elohim e contro Mosè: «Perché ci avete fatti salire dall'Egitto? Per morire nel deserto? Poiché non c'è né pa­ne né acqua, e noi siamo esasperati da questo pane di miseria». 6E Adonai mandò nel popolo i serpenti brucianti e morsero il popolo e molto popolo morì in Israele. 7E il popolo venne verso Mosè e dissero: «Abbiamo peccato perché abbiamo parlato contro Adonai e contro di te. Prega Adonai. Che allontani da noi il serpente». E Mosè pregò a favore del popolo. 8E Adonai disse a Mosè: «Fatti un serpente bruciante e mettilo su un'asta. E ogni uomo morso che lo vedrà vivrà».
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E Mosè fece un serpente di bronzo e lo mise sull'asta. E se il serpente mordeva un uomo, guardava il serpente di bronzo e viveva.

 

Scoraggiato dal suo interminabile viaggio, il popolo accusa Dio e Mosè di averlo fatto uscire dall'Egitto per farlo morire di fame nel deserto. Dato che non possono mangiare quello che vogliono, gli israeliti disprezzano il dono di Dio (la manna) e sospettano quest'ultimo di essere malevolo nei loro confronti: dice di volere la vita dei suoi, ma di fatto essi trovano la morte! Chi ha letto attentamente Genesi 3 lo capisce senza difficoltà: questo è proprio il discorso del serpente. Pertanto non si stupisce di vedere Adonai liberare i serpenti il cui morso è letale: non fa altro che abbandonare il popolo alle conseguenze della propria colpa. Lo prende, per così dire, in parola, sicché Israele viene punito dal proprio peccato. In queste condizioni, i serpenti rivelano anche il peccato. E’, del resto, proprio quanto ac­cade: vedendo, nel castigo subito, il potere disastroso della propria colpa, Israele apre gli occhi e si riconosce peccatore, rivolgendosi verso Mosè e verso Dio. E non sbaglia nella sua richiesta: è proprio il serpente (al singolare) che bisogna allonta­nare dal cuore dell'uomo, cioè quel che lo spinge interiormente al male.

Adonai ordina allora a Mosè di erigere come stendardo un «serpente».
«Colui che lo vedrà vivrà», dice.
Figura duplice, questo serpente di bronzo! Da una parte rappresenta quel che conduce Israele alla morte, cioè la bramosia e il sospetto che fa accusare Adonai di volere la morte. Dall'altra, è segno della volontà di vita di Dio che lo fa erigere affinché il popolo venga salvato. Guardare il serpente significa vedere in faccia quel che provoca la morte - il serpente -, ma significa anche riconoscere che Adonai vuole che il suo popolo viva. Questo sguardo è, quindi, contemporaneamente lucidità sulla propria colpa e fiducia nella parola divina. Vedere che bramosia e sfiducia portano alla morte e distogliersi da esse per credere nel Dio che vuole la vita, ecco quello che fa vivere.
Non il serpente, e neppure Adonai, ma la fiducia ritrovata.

Il serpente di bronzo sovverte radicalmente il serpente dell'Eden, poiché esibisce agli occhi di tutti ciò che quest'ultimo cercava in tutti i modi di nascondere e che, cioè, la bramosia e la sfiducia sono una via di morte e si oppongono a Dio che vuole realmente la vita e la felicità degli umani.

 Questo, infatti, afferma Mosè alla fine del Deuteronomio (30,15-20):

 «Vedi, io metto davanti a te oggi la vita e il bene, la morte e il male, io che ti ordino oggi di amare Adonai tuo Dio andando nelle sue vie e custodendo i suoi ordini, i suoi decreti e le sue usanze. Allora vivrai e ti moltiplicherai e Adonai tuo Dio ti benedirà [...]. Ma se il tuo cuore si allontana e se non ascolti, se ti lasci trascinare e ti prostri per altri dèi [il serpente...] e ti schiavizzi a essi, io ve lo dichiaro oggi: vi smarrirete certamente e non farete lunghi giorni [...]. La vita e la morte, le metto davanti a te, la benedizione e la maledizione: scegli la vita affiché tu viva, tu e la tua stirpe amando Adonai tuo Dio ascoltando la sua voce e attaccandoti a lui. Sì: è lui la tua vita».