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 Rut. Il volto straniero del Dio amico.

(Libro di Rut)

Il Testo

«Al tempo in cui governavano i giudici, ci fu nel paese una carestia e un uomo di Betlemme di Giuda emigrò nella campagna di Moab, con la moglie e i suoi due figli. Quest'uomo si chiamava Elimèlech, sua moglie Noemi e i suoi due figli Maclon e Chilion. Poi Elimèlech, marito di Noemi, morì ed essa rimase con i due figli. Questi sposarono donne di Moab, delle quali una si chiamava Orpa e l'altra Rut. Abitavano in quel luogo da circa dieci anni, quando anche Maclon e Chilion morirono tutti e due e la donna rimase priva dei suoi due figli e del marito. Allora si alzò con le sue nuore per andarsene dalla campagna di Moab, perché aveva sentito dire che il Signore aveva visitato il suo popolo, dandogli pane. Partì dunque con le due nuore da quel luogo e mentre era in cammino per tornare nel paese di Giuda Noemi disse alle due nuore: «Andate, tornate ciascuna a casa di vostra madre». Orpa baciò la suocera e partì, ma Rut non si staccò da lei e le disse: «Dove andrai tu andrò anch'io; dove ti fermerai mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio; dove morirai tu, morirò anch'io e vi sarò sepolta». Così fecero il viaggio insieme fino a Betlemme. Quando giunsero a Betlemme, tutta la città s'interessò di loro. Le donne dicevano: «E` proprio Noemi!». Essa rispondeva: «Non mi chiamate Noemi, chiamatemi Mara, perché l'Onnipotente mi ha tanto amareggiata! Io ero partita piena e il Signore mi fa tornare vuota. Perché chiamarmi Noemi, quando il Signore si è dichiarato contro di me e l'Onnipotente mi ha resa infelice?». ( Rut 1)

Per comprendere il testo.

I nomi. A tutti i personaggi biblici, secondo un’abitudine antica, vengono attribuiti nomi che si rivelano come un augurio o come una rivelazione. La lista dei nomi in questo brano sono significativi.

Eli-mèlech, marito: in ebraico=Elohim (Dio) mio re

Noemi, primo nome della moglie: in ebraico=Grazia

Mara, secondo nome della moglie: in ebraico=Amarezza

Maclon, 1° figlio: in ebraico=Malattia

Chilion, 2° figlio: in ebraico=Fragilità

Orpa, prima nuora: in ebraico=Spalle

Rut, seconda nuora: in ebraico=Amica

Booz, il parente prossimo (goèl) “riscattatore”: in ebraico=con-forza

Obed, figlio di Rut e Booz: in ebraico=Servo

Il tutto nel frammento.

Sarebbe bene leggere tutto questo breve libretto di 4 capitoli che sono di fatto una specie di «Esodo in miniatura». E lo si potrebbe fare partendo dai nomi: Elimeleh è Dio che sposa Israele/Noemi, la piena di grazia. Il popolo non riconosce più Dio come Signore e vuole nominarsi dei Re come tutti gli altri popoli. Inizia la morte della signoria di Dio e la carestia dell’uomo. Nascono due figli, Israele e Giuda, che diventano malati e fragili a causa dell’idolatria. In esilio sposano donne straniere e smarriscono la propria identità e le radici della fede fino a morirne. Il popolo resta così, oltre che senza sposo (Dio), anche senza figli (senza futuro); perde la sua grazia e si riempie di amarezza (Esodo 15,23). Noemi, cambiando nome, desidera esplicitare che il suo Dio non è più Dio di Grazia, ma di Amarezza. Da Betlemme però (Michea 5,1) uscirà Booz - il parente prossimo che riscatta con forza - e Obed, il servo, generatore del Messia; Dio diventerà di nuovo amico, attraverso l’opera di recupero di una donna straniera che porta il Suo nome (Rut/Amica) e rimette in movimento una storia che sembrava arrivata al capolinea. La storia, infatti, pare ricominciare proprio da Betlemme...

Rut la moabita: Rut era emigrata in Israele proveniente dai moabiti, acerrimi nemici confinanti di Israele: ciò non costituiva una buona credenziale per lei. Nessun moabita poteva essere accolto a far parte di Israele neppura alla decima generazione (Deut. 23,4). Eppure, attraverso sentieri tortuosi e provvidenziali, diventa la bisnonna di Davide e quindi una antenata di Gesù: Booz e Rut generano Obed che mette al mondo Iesse, padre di Davide antenato di Gesù. Matteo non si vergogna di citare esplicitamente Rut, straniera moabita, nell’albero genealogico di Gesù e quindi suo consanguineo.

Noemi invece è ebrea, una delle tante fallite ai margini della storia, donna del triplice lutto, entrata in crisi di fede; viene a conoscere Dio in modo diverso attraverso la tenera solidarietà di questa donna straniera: non più un Dio di carestia, abbandono e infelicità, ma un Dio di abbondanza, di gioia e di comunione.

Rut non fa solo una scelta di solidarietà e di fedeltà, a differenza di Orpa che volta le spalle, ma scommette sullo stesso Dio di Noemi, quel Dio che Noemi aveva guardato come fonte di disgrazia e di dolore: «Non insistere con me perché ti abbandoni e torni indietro senza di te;dove andrai tu andrò anch'io; dove ti fermerai mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio».

Le donne del paese diranno a Noemi:«Benedetto il Signore, il quale oggi non ti ha fatto mancare uno che si prenda cura di te nella tua vecchiaia; perché lo ha partorito tua nuora che ti ama e che vale per te più di sette figli». (Rut 4, 14-15).

Un bel riconoscimento a Dio che fa sorgere figli di Abramo dalle pietre e che avrebbe strappato l’applauso anche di Gesù come di fatto succederà per alcune sorprendenti figure di pagani: «Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: “In verità vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande. Ora vi dico che molti verranno dall'oriente e dall'occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre”». (Matteo 8,10-12).

 

 

Il libro della vita.

Rabbi Mendel di Kozk chiese a bruciapelo ai discepoli: <Dove abita Dio?>.Quelli sorridendo dissero:<Ma che ti prende? Il mondo non è forse pieno della sua gloria?> Ma il Rabbi disse:<Dio abita dove lo si lascia entrare!>.

Qual è il nostro atteggiamento verso le espressioni di fede diverse dalla nostra? Siamo capaci di godere della presenza attiva del Signore nelle persone che risultano “straniere” nei confronti della nostra fede? Saremmo capaci del gesto di Rut? E quali problemi sorgerebbero?

 

Per approfondire.

Nel 1984 il Segretariato per i non cristiani pubblicava il documento “L’atteggiamento della chiesa di fronte ai seguaci di altre religioni”. In esso venivano felicemente riunite tutte le affermazioni conciliari più pregnanti in relazione alle tradizioni religiose: «Nelle tradizioni religiose non cristiane esistono cose vere e buone (Concilio Vaticano II°: LG 16), cose preziose, religiose e umane (Concilio Vaticano II°: GS 92), germi di contemplazione, elementi di verità e di grazia, semi del Verbo (Concilio Vaticano II°: AG 18; 9; 11), raggi di quella Verità che illumina tutti gli uomini (Concilio Vaticano II°: NA 2). Secondo esplicite indicazioni conciliari questi valori si trovano condensati nelle grandi tradizioni religiose dell’umanità. Esse meritano perciò l’attenzione e la stima dei cristiani, e il loro patrimonio spirituale è un efficace invito al dialogo non solo su elementi convergenti, ma anche su quelli che divergono.